L'allestimento vetrina che fa cagare.

Vetrina di un negozio di fotografia a Maniago (PN)

Non mi soffermerò sulla qualità dell'annuncio dal punto di vista creativo-pubblicitario.
Volevo solo far notare che, per la serie le disgrazie non vengono mai sole,  qui abbiamo una meravigliosa E maiuscola che invece di essere correttamente accentata (È), è corredata di un apostrofo, messo anche al contrario.
Notiamo poi i puntini di sospensione - cinque - che hanno la funzione di ammiccamento con colpetto di gomito (hey, guarda che simpatico che sono) e le virgolette sulla carta giusta, anche questo ammiccamento americanofilo. Insomma, un bell'esempio di cosa non deve fare un copywriter qualsiasi.

Lo spam albanese.

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In realtà non credo c'entri molto con l'albanese. Più probabilmente è uno dei danni di Google Translator. Questo post, quindi, è leggermente fuori tema perché la mail chiaramente non è stata scritta da una persona. Però mi diverte sempre molto leggere questo tipo di spam.
Quanto a Google Transaltor, gli andrebbe dedicato un intero blog...

L'invito premuroso a teatro.

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Due piccioni uccisi con una mail.

In questa newsletter inviata dal direttore organizzativo di un importante teatro, troviamo due piccoli intoppi:
1. Si consiglia A qualcuno di fare qualcosa.
2. "Sé" è molto emotiva: se è accompagnata da "stesso", ce la fa a stare senza accento, ma se è da sola, allora vuole l'accento. Quindi, in questo caso: "Si consiglia di portare con sé".

Gli ex colleghi.

Con tutto l'affetto e la simpatia, ma c'era davvero bisogno di tutti quei "..."? Non bastava qualcosa di più sobrio, tipo una virgola prima del "ma" e un punto alla fine?

Il Panda best seller.

È!

Il supermercato.

I precisi.

Quando un apostrofo sbagliato manda in vacca la festa
di Marco Ferri

E' un vero peccato. I news magazine italiani pubblicano questa settimana un annuncio in pagina singola di una famosa e molto prestigiosa marca di orologi svizzeri. L'annuncio in questione è quello che ci si aspetta da un prodotto di lusso: rigoroso, pulito nella grafica, arguto nel titolo.

Però, c'è un brutto però: c'è uno stupido errore di grammatica. È stato proditoriamente apostrofato l'articolo indeterminativo singolare maschile. Insomma, c'è scritto: 'un' altro'.

Che peccato. L'allure della prestigiosa marca, la percezione dell'assoluta precisione dei maestri orologiai svizzeri, la reputazione della cura maniacale nella soddisfazione del cliente, tutto in vacca per un maledetto apostrofo. Che uno dice: ma se siete davvero così precisi come mai non lo siete stati nello scrivere, nell'impaginare, nel controllare l'esecutivo, nel darlo alle stampe?

Ad aggravare la situazione, l'annuncio pubblicitario in questione celebra quasi un secolo e mezzo di vita e di successi, con una preziosa riedizione di un modello di alto prestigio. Ecco come, dunque, l'apostrofo sbagliato ha mandato in vacca una bella festa.

Lo sappiamo tutti che gli errori sono sempre in agguato, come i briganti con lo schioppo gli errori tentano di tagliarti la gola quando meno te lo aspetteresti. Magari dell'apostrofo galeotto se n'è accorto qualcuno e la regola grammaticale verrà ripristinata prontamente nelle prossime uscite.

Rimane il fatto. Quando una marca è sinonimo di precisione, lo deve essere anche la pubblicità firmata dalla marca. A questa precisione devono concorrere tutti. Se no la pubblicità è capace di vendicarsi, vale a dire riesce in una frazione di secondo a creare più danni che benefici.

Non so se un apostrofo è l'equivalente di un centesimo di secondo. In ogni caso, perdere un centesimo di secondo è grave per una prestigiosa marca di orologi svizzeri, esattamente come mettere un apostrofo nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Beh, buona giornata.